Chiasmo Magazine x La Biennale 2022: i nostri itinerari tematici

In occasione della 59ª edizione de La Biennale di Venezia, noi di Chiasmo abbiamo lavorato per proporvi quattro itinerari tematici, comprendenti mostre e padiglioni decisamente imperdibili.

I. Post-colonialismo

Gli equilibri sono cambiati, e stanno ancora cambiando. L’epoca contemporanea sta ancora facendo i conti con l’eredità lasciata dal periodo coloniale, che ha visto il predominio economico, politico e culturale dei coloni europei su numerosi territori extra-occidentali. La 59ª Biennale, consapevole di inserirsi in una tradizione che ha sempre privilegiato i padiglioni delle nazioni coloniali o quelli con maggiori legami economici di scambio con l’Italia (tendenza per la quale è stata fortemente criticata nel corso degli anni), oggi fa ammenda lasciando la parola a numerosi artisti della diaspora (gli artisti di origini extraeuropee ma cresciuti in territori occidentali), o agli artisti indigeni delle ex colonie.

II. Era Virtuale

I termini NFT e Metaverso non sono del tutto nuovi, ma hanno riacquistato posizione e suscitato curiosità solo negli ultimi anni. Le nuove tecnologie, le possibilità della società contemporanea di poter passare dal reale all’online guardando solo lo schermo del proprio telefonino, rendono sempre più fievole il limite che separa la realtà fisica da quella virtuale. Il mondo tangibile si sposta in un universo nuovo, immateriale e parallelo, il cosiddetto Metaverso, una realtà virtuale condivisa tramite internet dove si è rappresentati attraverso il proprio avatar. Qui si può vivere come nel nostro mondo, ma con possibilità molto più ampliate. Lo abbiamo iniziato a sperimentare nel periodo della pandemia Covid-19: durante il lockdown, mancando la fisicità dei rapporti trovavamo rifugio online, su piattaforme che potessero in qualche modo farci “vivere”. Il Metaverso offre nuove possibilità non solo di azione, ma anche di interazione grazie alla realtà virtuale e a nuovi strumenti come gli NFT.

III. Identità Queer

Sotto la curatela di Cecilia Alemani la Biennale sceglie di dare particolare rilievo sia alle artiste che alle persone queer. Questo va un po’ a tamponare la lacuna di cui storicamente ha sofferto la Biennale, che arriva ad avere un’esposizione collettiva di artiste femministe solo nel 1978 (a 83 anni dalla prima edizione) con Materializzazione del linguaggio, la mostra sulla poesia visiva curata da Mirella Bentivoglio ai Magazzini del Sale. Se nel 1971 Linda Nochlin scriveva la pietra miliare della letteratura femminista Why Have There Been No Great Women Artists?, nel 2022 la Biennale si accorge che in realtà le donne artiste ci sono state eccome, e – incredibile ma vero – ci sono tutt’ora! Così si cerca di riparare con quella che i giornali hanno chiamato “la Biennale delle donne”, con. E intanto Taiwan è costretta a cambiare l’esposizione prevista per il suo Evento Collaterale Ufficiale perché un video postato anonimamente su Facebook riprende l’artista Sakuliu Pavavaljung nell’atto di stuprare una ragazza diciannovenne.

Comunque, se non ci sono mai state artiste donne (o vogliamo chiamarle artiste-donne, figure ibride e mitologiche), figuriamoci artist* queer! E invece la Biennale cerca anche qui di riscattarsi, presentando una serie di artist* che riflettono su identità fluide, nuove possibilità di riproduzione e approcci all’erotismo che evadono dalla eteronormativa.

IV. Ecologismo e Antropocene

Nell’era contemporanea, l’uomo sta gradualmente passando dall’essere il protagonista di una visione antropocentrica al considerare sé stesso come soltanto uno dei numerosi esseri viventi che popolano l’ecosistema terrestre. Oggi l’uomo si inserisce consapevolmente nell’antropocene, ovvero nell’epoca iniziata quando le scoperte scientifiche e tecnologiche degli uomini hanno cominciato ad avere un’influenza sull’evoluzione della vita e dell’ambiente, portando allo sfruttamento di materie prime e all’estinzione delle specie. 
Interviene qui il concetto di ecologismo: qual è il ruolo dell’uomo in relazione alla vita della Terra? Molti degli artisti della Biennale cercano una risposta a questo interrogativo, con la consapevolezza di avere, come esseri umani, un debito nei confronti dell’ecosistema che ci ha accolto.

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