Itinerario I: Post-colonialismo a La Biennale 2022

Quello che tutti sanno, o dovrebbero sapere, è che nel corso della sua storia l’Europa, e più in generale la cultura occidentale, è stata artefice e protagonista di vaste e opprimenti campagne coloniali. Quello che molti preferiscono ignorare, e così è stato per molto tempo, è che la storia differisce da quelle favole a cui noi occidentali siamo stati abituati, favole in cui si narra di eroici ed intrepidi esploratori alle prese con le “terre selvagge“. Più veritieri sono gli infiniti episodi di violenze, stupri, genocidi e distruzione indiscriminata ai danni di popolazioni autoctone dei territori colonizzati; e, per quanto non ci piaccia ammetterlo, nessun paese europeo ha il diritto di sentirsi estraneo a queste storie. Nessuno può negare che nel corso dei secoli l’Europa si sia fatta portatrice di un modello di civiltà, di cultura, arrogantemente superiore a qualsiasi altra, sentendosi in diritto di esportare (e imporre violentemente) le proprie idee e modi di vivere ad altri popoli. Questo è difatti il lascito della storia, purtroppo immutabile nel suo passato, ma migliorabile nel futuro: non si tratta di dimenticare i secoli peggiori come si fa con gli incubi, ma di accettarli e di chiedersi cosa si possa fare per un presente e un futuro più equi e giusti. E sono felice di poter affermare che questa Biennale, alla sua 59ª edizione, qualche risposta l’ha data, chiara e forte, mettendo da parte un’idea di superiorità occidentale e lasciando il palco a chi di voce ne ha sempre avuta poca. Questa Biennale ci invita a stare in silenzio e ad ascoltare quanto ancora abbiamo da imparare.

Quindi vi presento una selezione tutta su temi post-coloniali; cinque appuntamenti, che viviate a Venezia o che siate in visita, assolutamente imperdibili: due padiglioni nazionali, due mostre collaterali e una esterna a La Biennale 2022.

I. United States of America – National Pavilion (Giardini)

Una menzione particolare va al Padiglione USA, indubbiamente tra i più significativi e importanti di questa edizione, che presenta Sovereignty della vincitrice di un Leone d’Oro: l’artista americana Simone Leigh. Con approccio multidisciplinare e multi-mediale l’artista popola l’esterno e l’interno del padiglione, ampliando l’indagine sul tema dell’autodeterminazione, con prassi e materiali legati alle tradizioni artistiche dell’Africa, mettendo in discussione l’estrapolazione di immagini dalla diaspora africana e il loro diffondersi come souvenir secondo logiche coloniali. Riflettendo sopratutto su una femminilità nera, Simone Leigh non solo parla di autodeterminazione, ma accende una critica decisa alle condizioni che addirittura costringono ad affermare la propria umanità.

Giardini della Biennale – Venezia
Dal 23/04/22 al 27/11/22
Simone Leigh
Curata da Eva Respini

II. Nordic Sámi – National Pavilion (Giardini)

Un altro padiglione degno di nota è sicuramente quello di Finlandia, Norvegia e Svezia, rinominato quest’anno padiglione Sámi, oscurando l’insegna in caratteri bronzei di fianco all’ingresso. Viene qui rimessa in luce ed esposta una delle narrazioni meno note e condivise: il colonialismo nell’artico, che in passato è stato descritto come paese senza confini, libera terra di esplorazione. Ma come ogni altra terra, neanche l’estremo nord era libero e disabitato, ma una popolazione autoctona e secolare venne estirpata e allontanata dalle proprie case. Con le opere di artisti indigeni quali Pauliina Feodoroff, Máret Ánne Sara e Anders Sunna e attraverso un atto di ri-approprazione, la tradizione si mescola con problematiche odierne che affliggono le loro terre.

Giardini della Biennale – Venezia
Dal 23/04/22 al 27/11/22
Pauliina Feodoroff, Máret Ánne Sara, Anders Sunna
Curata da Katya García-Antón, Liisa-Rávná Finborg e Beaska Niillas

III. Pera + Flora + Fauna. The Story of Indigenousness and the Ownership of History – Collaterale

Agli Archivi della Misericordia, nel Sestiere Cannaregio, questa mostra collaterale ci porta in Malesia, più precisamente nello Stato di Perak, nel tentativo di tracciare nuove genealogie di “indigenità“. Con un approccio multimediale e multidisciplinare, mettendo insieme installazioni, performance, video art, sound art, e fotografia, lo sforzo curatoriale mira a creare una nuova consapevolezza, attraverso l’effetto che arte e cultura possano avere. Azizan Paiman, Kamal Sabran, Kapallorek Artspace, Kim Ng, Projek Rabak, Saiful Razman e l’italiano Stefano Cagol (che ha preparato le sue opere a distanza, proprio per evitare qualsiasi tipo di intromissione) riflettono sulla natura e sui diritti degli indigeni, portando in primo piano una richiesta collettiva per la propria storia e le proprie narrazioni.

Archivi della Misericordia, Campo de l’Abazia 3549, Cannaregio – Venezia
Dal 23/04/22 al 27/11/22
Azizan Paiman, Kamal Sabran, Kapallorek Artspace, Kim Ng, Projek Rabak, Saiful Razman, Stefano Cagol
Curata da Amir Zainorin e Khaled Ramadan

IV. Kehinde Wiley: An Archeology of Silence – Collaterale

In collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini, è assolutamente da non perdere la mostra personale dell’artista statunitense Kehinde Wiley. Ispirandosi all’opera di Foucault, An Archeology of Silence vuole rompere il silenzio con un percorso articolato tra sculture bronzee e dipinti. La rottura avviene tramite il reinserimento delle persone di colore nell’immaginario classico e neoclassico, con l’ispirazione a pose e forme di opere celebri del passato occidentale, arrivando fino alla rappresentazione dei santi, insieme alla presenza costante di una natura invasiva, che ci ricorda quella che è la nostra origine collettiva, che ci accomuna tutti e che ci rende tutti figli di questo pianeta. Questi elementi, combinati all’estremo realismo delle figure e alla fragilità umana espressa dalle pose, ci accompagnano per l’intero percorso proponendo narrazioni alternative a quelle che hanno avuto luogo finora.

Sale del Convitto, Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia
Dal 23/04/22 al 24/07/22
Kehinde Wiley
Curata da Cristophe Leribault

V. Marlene Dumas. Open-end – Palazzo Grassi

Non parte de La Biennale, la grande mostra personale dell’artista sudafricana Marlene Dumas merita di essere menzionata in questo articolo. Esposta a Palazzo Grassi, la mostra, curata da Caroline Bourgeois in collaborazione con l’artista, si concentra sulla sua produzione pittorica dal 1984 fino ad oggi, con una selezione di dipinti e disegni che rappresentano estasi, paura, disperazione ed erotismo, e più in generale l’essere umano alle prese con sensazioni ed emozioni tra le più intense. Così Marlene Dumas combina storia dell’arte, cronaca e sociopolitica con la sfera intima, andando ad esplorare tematiche come genere e razza, innocenza e colpa, amore e morte, violenza e tenerezza. Traendo ispirazione dalle fonti più disparate, questa personale ci accompagna per più di trenta sale, non mancando mai di colpirci con la diretta onestà delle opere esposte.

Palazzo Grassi, Campo San Samuele 3231 – Venezia
Dal 27/03/22 al 08/01/23
Marlene Dumas
Curata da Caroline Bourgeois e Marlene Dumas

Enrico Macciò

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