Lontano vicinissimo ultrablu

Particolare liberia dell’atelier con una delle opere di Andrea Calcagno, Tom e John i mammut pirata, 2017. Pennarello su carta, ritaglio, da lui descritte “Immagini che non si vedono con gli occhi, ma con la mente”, foto di Alessia La Ferrara

Lo scorso ottobre si è stata inaugurata la mostra Lontano vicinissimo ultrablu nella nuova sede di ultrablu, associazione che promuove le attività artistiche e culturali generate dalle neurodivergenze. Lo spazio dell’atelier è uno studio comune dove più di 20 artisti under 35 lavorano in condivisione a diversi progetti legati alle arti visive, performative e digitali. Ultrablu è anche una galleria, una casa editrice indipendente, una libreria sulle tendenze dell’arte contemporanea, un cafè, uno spazio espositivo per eventi. 
In quest’ambiente l’obiettivo è quello di far crescere l’indipendenza e l’autodeterminazione delle persone neurodivergenti che lo frequentano attraverso un progetto culturale indipendente dal concetto di arte. Nella mostra da poco inaugurata  si entra quindi in contatto con lo spettro autistico e le altre neurodivergenze esclusivamente da un punto di vista creativo, lontano dall’arte terapia. 

Simone Cassese, Senza Titolo, 2020. Acquarello su carta, 30×40 cm. Foto di Alessia La Ferrara

L’idea di Lontano vicinissimo ultrablu nasce dal primo incontro di Arianna Desideri, la curatrice, con l’opera di Simone Cassese, il cui occhio blu rappresentato in primo piano viene richiamato dal titolo stesso della mostra. Da qui la Desideri decide poi di catalogare le opere dell’associazione create a partire dal 2017. L’ideazione del catalogo si sviluppa quindi a partire dal dettaglio di un’opera, dove la Desideri riesce a vedere una domanda “cosa succede quando noi ci avviciniamo? Lontani e vicinissimi allo stesso tempo, entriamo in un gioco di riscritture magnetiche”. L’obiettivo è quindi quello di avvicinarsi sempre di più a ciò che sembra lontano. “Lontano vicinissimo ultrablu è un invito aperto, è una prospettiva, un augurio; è una soglia da attraversare per immaginare mondi possibili, per ripensare comunità dove la diversità sia un valore d’apprendimento reciproco, una risorsa relazionale.”

Secondo la percezione di Arianna Desideri, come da lei stessa riportato nel catalogo, la mostra si allontana dal concetto di Artbrut, Naïf e Arteterapia, e dal concetto di “outsider” come isole disperse ed esterne ai meccanismi dell’arte. Di conseguenza la sfida sta nel creare una rete di supporto, valorizzando i mondi specifici di cui questi autori si fanno portavoce e riflettendo sul fatto che tutti noi custodiamo una particolarità che ci rende unici e uguali ad altri. 

Artisti vari nell’atelier di Ultrablu, foto di Alessia La Ferrara

Alessia La Ferrara

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