TUTTE LE POSSIBILITÀ DELLA MATERIA: Intervista a Stefano Bassan e Gianluca Sigismondi

Stefano Bassan e Gianluca Sigismondi fondano nel 2020 lo Studio Finemateria con l’obiettivo di smuovere le acque – spesso stagnanti e sature – del mondo del design. Tra concettuale e materico, portano avanti un design intelligente, attento e partecipe alle tematiche contemporanee – dalla sostenibilità alla riqualificazione urbana – unendo alla forte sperimentazione dei generi artistici, quasi giocosa, lo studio approfondito e minuzioso sull’intero processo creativo.
Finemateria non crea semplici prodotti da immettere nel mercato, ma assieme a questi dà vita a esperienze sensoriali, condivisibili, crea relazioni con il territorio e – ancora più importante – le crea con il pubblico. Dai visitatori che, incuriositi, finiscono per assistere ad una meravigliosa performance di ballo sopra un materasso, fino alle aziende che con loro collaborano e a cui commissionano opere: tutto questo è parte della comunità che Finemateria è riuscita a intessere intorno alla propria realtà.
Sia il risultato una ricerca, un libro, un prodotto, un’installazione in uno spazio pubblico o una mostra, dietro ognuna di queste creazioni esiste una storia che dev’essere narrata. Dietro ogni forma, c’è un processo. E dietro ogni processo, un’idea.

Hanno deciso di raccontarcela.

Stefano Bassan e Gianluca Sigismondi, Studio Finemateria, Milano, courtesy of FINEMATERIA / photo credits Nicolò Bressan

EVA CHEMELLO – Vi chiederei di raccontarci un po’ di voi e della nascita dello Studio – tra le altre cose in piena pandemia – e se in questi tre anni avete notato un’evoluzione rispetto alla vostra visione iniziale. Mi interesserebbe inoltre chiedervi se avete dei ruoli per così dire differenti, ossia se generalmente vi occupate ognuno di questioni volta per volta diverse – in base alle vostre specifiche competenze – o se la collaborazione, dall’idea del prodotto fino all’esposizione di questo, viene portata avanti come frutto di un’unica mente.

STUDIO FINEMATERIA: Ci siamo conosciuti frequentando la stessa università a Milano, lo IED, nel corso di product design. Al primo anno ci è capitato di trovarci per caso in un gruppo di lavoro per il corso ‘’progettazione 1’’ e insieme ad altri tre abbiamo trovato subito una connessione. Al terzo anno invece abbiamo deciso di fare la tesi insieme e in quel momento abbiamo capito che lavorando tutti i giorni a stretto contatto riuscivamo a completarci e semplificare i processi di progettazione. Al termine della tesi siamo entrati entrambi nello studio CARA\DAVIDE dove abbiamo lavorato per sei mesi alla progettazione di parte del terzo piano della rinascente di Milano. Un progetto molto interessante che ci ha portato a seguire diversi aspetti e capire a pieno i ritmi e i meccanismi di funzionamento di uno studio. Da lì ci siamo divisi e abbiamo fatto diverse esperienze lavorative.
Lo Studio invece nasce proprio con la pandemia perché entrambi abbiamo avuto la sensazione che si poteva provare ad investire del tempo per noi e iniziare, senza fretta, a sperimentare delle idee che erano maturate nella nostra testa. È stato un percorso lungo che ci ha portato poi a fine 2020 a esporre il primo progetto e a presentare la nostra idea di Studio. In questi tre anni la nostra visione è rimasta la stessa, cioè creare un processo progettuale che riesca a creare valore alla materia e utilizzare emozioni, sensazioni, come strumento esperienziale con il prodotto.
Quello che abbiamo maturato nel tempo e grazie alle varie esperienze è stato di non limitare questa idea di progetto soltanto al prodotto, ma di applicarlo a qualsiasi fase creativa lasciando libero spazio all’output finale. Così facendo abbiamo presentato prodotti, installazioni, una performance, un concept video, un book.

EC – La ricerca sui materiali da utilizzare, un loro possibile riuso in ottica sostenibile – così importante al giorno d’oggi – e il loro inserimento (fisico, ma anche emotivo) all’interno di uno spazio, mi sembrano assolutamente centrali nel vostro lavoro. Rispetto a questo vi chiederei di parlarci del pensiero che regge le vostre creazioni e, ampliando un po’ lo sguardo, se pensate che la vostra ricerca rientri in qualche misura nell’alveo delle pratiche artistiche concettuali.

SF: Sicuramente è interessante il paragone con l’arte concettuale, Finemateria nasce certamente dal bisogno di raccontare l’idea, il concetto, che stanno alla base di ogni progetto. La forma è il risultato di una serie di processi, diciamo che per noi è l’ultimo step di una catena di fattori che ci influenzano nella ricerca. Come il movimento è nato da una situazione di critica sul mercato e la commercializzazione dell’arte, il nostro Studio è nato durante una fase di stallo per il mondo del design. Siamo coscienti che nei prossimi anni si andrà a produrre sempre meno, per questioni economiche e di risorse, e per questo motivo non possiamo sprecare le tante forze in scelte estetiche in un mercato già saturo di queste.
A livello estetico questo ideale ci ha portato a scelte minimali e contro il decoro. Non perché non ci possa piacere ma perché molte volte sotto al materiale c’è ancora tanto altro.
L’oggetto ha valore quando alle sue spalle ha una storia da raccontare.

EC – Mi piacerebbe parlare ora con voi del vostro primo prodotto, COMFORT/UNCOMFORT (2020). Quest’opera vi ha lanciati, a Milano ma non solo, e ha dato il via al vostro successo. In che modo essa rappresenta la vostra concezione di design e il vostro pensiero? Quali erano, all’epoca della realizzazione, le vostre aspettative?
Raccontateci la sua storia.

Studio Finemateria, COMFORT/UNCOMFORT, 2020, courtesy of FINEMATERIA / photo credits Nicolò Bressan

SF: La sedia COMFORT/UNCOMFORT l’abbiamo ipotizzata come un manifesto della nostra pratica.
In fase concettuale di pre-progetto cercavamo di creare uno storytelling molto diretto sulla materia, sul modo in cui ci piace trattarla e raccontarla. Abbiamo scelto il gioco del contrasto come elemento principale che poi ne ha scaturito anche il nome. Due mondi vicini ma molto distanti cercano di dialogare, l’artigianato che tramite la firma del fabbro salda l’alluminio e crea una struttura portante a cui si appoggia uno schienale in poliuretano espanso che arriva dalla produzione industriale, completamente seriale, del mondo del materasso. Le due espressioni interagiscono in un oggetto estremamente estetico: l’impatto severo e minimale è distrutto nel momento di interazione con la persona, lo schienale morbido accoglie e sorregge.

Studio Finemateria, COMFORT/UNCOMFORT, 2020, courtesy of FINEMATERIA / photo credits Nicolò Bressan

COMFORT/UNCOMFORT è stato il trampolino di lancio che ci ha permesso di interiorizzare concretamente il fatto che ci presentavamo come Studio. È stato un primo approccio al mondo del design ed è stato molto spontaneo, personalmente anche immaturo e spensierato. Nel senso che l’abbiamo fatto senza troppi castelli mentali e siamo andati dritti per la nostra strada.
Abbiamo avuto la fortuna di presentare la sedia a EDIT Napoli che si è rivelato un palcoscenico autentico, molto attento ai giovani e con una forte connessione con il pubblico. Per quanto possa sembrare assurdo andare lontano da Milano ci ha permesso di avere lo spazio necessario per far parlare della nostra pratica. Ci ha aiutato moltissimo!

EC – VITA LENTA (2022) e la recentissima BEDTIME STORIES (2023) credo siano due ottimi esempi di un prodotto inserito non solo materialmente, ma soprattutto emotivamente, all’interno di uno spazio che, di conseguenza, viene caricato di ulteriori significativi. Come sono nati questi due progetti? Qual è la relazione con il pubblico e con il territorio?
Infine, vi sembra che questo tipo di esposizioni abbiano, per voi e per il pubblico, un diverso impatto – magari maggiore – rispetto al singolo prodotto?

Studio Finemateria, VITA LENTA, 2022, exhibition view, Milano, courtesy of FINEMATERIA / photo credits Nicolò Bressan

SF: Queste due installazioni portano avanti un percorso di sensibilizzazione su diversi temi, primo di tutti il corpo. Crediamo che questo tipo di progetti siano molto interessanti proprio perché ruotano attorno alla sensorialità, che comunque cerchiamo di dare sempre ai nostri lavori, ma lavorando in scala più grande è sicuramente più impattante.
La base di questi progetti è la collaborazione, prima di tutto umana. Come Studio crediamo molto in questo ed è il motivo per cui in Vita Lenta abbiamo scelto di metterci in “secondo piano” e selezionare 16 designer emergenti provenienti da tutto il mondo ma con i nostri stessi ideali; e in Bedtime Stories ci siamo affidati nella ricerca tramite interviste, saggi, una performance e un video a diverse personalità che hanno portato ulteriore valore al progetto.
L’impatto di queste esposizioni è molto emotivo, ma prima di tutto umano. Partiamo da un concetto di critica sul modo di fare installazioni dove molte volte il contenitore è più importante del contenuto, o non è comunque a supporto, quindi è solo estetica. O altre volte dove il contenuto è troppo alto, difficile da arrivare. Come se fosse per pochi, per selezionati.
Le nostre installazioni cercano di avere un effetto “wow’’ che esce però dalla semplicità del loro approccio. Cerchiamo di far capire che siamo parte di un gruppo e ci piace pensare che abbiamo una comunità che ci segue. C’è una relazione molto stretta con il pubblico ed è molto importante perché una volta concluso l’evento si è creato un forte ricordo sensoriale, che va oltre la forma o l’oggetto.

Studio Finemateria, BEDTIME STORIES, 2023, exhibition view, Milano, courtesy of FINEMATERIA / photo credits Nicolò Bressan
Studio Finemateria, performance per BEDTIME STORIES, 2023, exhibition view, Milano, courtesy of FINEMATERIA / photo credits Nicolò Bressan

EC – Una delle esposizioni che personalmente mi ha molto colpita è TRE CLASSI (2022), parte del progetto cittadino “Dropcity’’. Particolarmente interessante è l’idea di riqualificazione – e valorizzazione – di uno spazio urbano importante, lasciato però a se stesso, in disuso.
Protagoniste sono delle storiche e dimesse panchine dei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale di Milano.

SF: “Dropcity’’ è un progetto di riqualificazione di una zona dismessa ed era giusto rispettare questi ideali anche in fase di progettazione. Il progetto riguardava la realizzazione di una sala conferenze in collaborazione con lo studio dell’architetto Andrea Caputo che si occupava di tutto “Dropcity’’, ed aveva identificato nelle vecchie panchine della stazione un buon elemento su cui intervenire.

Studio Finemateria, TRE CLASSI, 2022, exhibition view, Magazzini Raccordati, Milano, courtesy of FINEMATERIA

EC – Qual è stato il vostro contributo a questo progetto? Qual è il rapporto che avete voluto creare tra il prodotto in sé e lo spazio che lo accoglie? E che relazione si instaura tra le persone e questo nuovo spazio?

SF: Il nostro progetto riprende le volte ad arco della stazione e permette di connettere due panche creando un interessante gioco negli spazi della sala conferenze, giocando sul dualismo delle visioni. Andrea ha voluto spingere molto su questo aspetto e si è rivelato molto interessante e inedito in questo genere di spazi.

EC – Mi sembra di capire che la parte di ricerca occupa uno spazio prioritario nei vostri lavori, sia essa iconografica, di studio dei materiali, o più in generale una ricerca di tipo socio-culturale. Penso ad esempio a quella che avete portato avanti per quanto riguarda BEDTIME STORIES.
Le collaborazioni con aziende, riviste e persone esterne allo Studio stimolano, in questo senso, un ampliamento del vostro processo creativo?

SF: La ricerca è la base di lavoro del nostro studio.
Ogni progetto che affrontiamo ha sempre un lavoro e un tempo specifico di studio. Quello che diversifica un progetto all’altro è la durata e l’importanza della ricerca.
Nel caso BEDTIME STORIES la ricerca non è stata soltanto la base del progetto ma è stato il progetto. Abbiamo realizzato un’installazione che mostrasse al pubblico il processo creativo, tramite il book abbiamo evidenziato i punti chiave, i casi studio, le interviste, gli spunti. Tutti questi aspetti poi abbiamo deciso di sintetizzarli in due minuti di video, perché era più giusto per lo spettatore.
Fare ricerca vuol dire investire tante energie e molto tempo, in questo caso quasi sei mesi. La collaborazione deve essere la base di partenza per la realizzazione di un progetto in quanto ti permette di criticare e alzare il livello di ciò che stai producendo. Abbiamo avuto stimoli incredibili che ci hanno aiutato a generare nuove conoscenze, ad un certo punto erano talmente tanti che era quasi difficile iniziare a riassumere e ritrovare il filo conduttore. Se non ci fosse stata una scadenza saremmo andati avanti ancora e ancora.

Bedtime Stories – In girum imus nocte in ‘’In Itinere’’, Bolzan & BBDB Studio, 2023, courtesy of Bolzan & BBDB Studio / Finemateria / photo credits Nicolò Bressan

EC – Per concludere vi pongo la domanda di rito e quella da un milione di dollari.
State lavorando a nuovi progetti e nuove idee?
Che aspettative avete, rispetto ai vostri prodotti e in generale alla crescita del vostro Studio, per il futuro?

SF: Più che aspettative cerchiamo di porci degli obiettivi, questi ci permettono di avere un orizzonte da inseguire. Stiamo iniziando a collaborare con molte aziende e quindi il passo che abbiamo fatto a questo Salone del Mobile è stato mostrare che non facciamo solo autoproduzione, ma lavoriamo a stretto contatto anche con le logiche commerciali e più standard del settore. Ci piacerebbe continuare con dei progetti personali come installazioni, percorsi di ricerca ecc… ma ci piacerebbe entrare anche in un’ottica di sperimentazione su interior che sia casa, retail o altro.
Sul breve termine invece porteremo avanti alcune autoproduzioni cercando un loro sviluppo commerciale più solido.
Sul lungo termine ci piacerebbe sperimentare ancora con altri strumenti e linguaggi di comunicazione come le performance, la videoarte, la musica…

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