Il ricamo: un’espressione dell’arte contemporanea. Da questione di genere a pratica automatizzata.

Da Maria Lai a Franko-B il filo è protagonista di intrecci e discussioni. Tra artigianato, automatismo, pratica sociale e riflessione, il ricamo è divenuto una delle pratiche artistiche più interessanti del Novecento.

Il ricamo oggi rappresenta uno dei linguaggi artistici dell’arte contemporanea. A mano, su commissione, a macchina, sono molti gli esempi di utilizzo di tale tecnica nel corso del Novecento.

Maria Lai nel 1978 realizza Libri, a tutti gli effetti volumi in carta o tessuto, in cui sostituisce alle parole una trama di fili e punti ricamati a mano e a macchina. La scrittura in lettere viene sostituita dai segni tridimensionali delle trame, che, lasciate libere, ricordano i capelli lunghi delle donne sarde. Il suo gesto è profondamente popolare e affonda le sue radici nella tradizione artigianale del ricamo, tramandato tra le generazioni femminili e nel contempo atto sociale e politico.

Maria Lai, Libro scalpo n.3, 1987, filo e stoffa, courtesy Archivio Maria Lai © Archivio Maia Lai by SIAE 2021.

Pensando invece ad un futuro sempre più prossimo l’artista Arseny Zhilayev in Untitled, 2020, sostituisce la sapiente manualità calligrafa del ricamo con un software artificiale e automatizzato a cui affida la generazione di un testo. Un risultato che manifesta visivamente le molteplici possibilità sintetiche del pensiero artificiale che fa apparire le scritte allungate, rimpicciolite, distorte e rovesciate. Primitivismo e Tecnologia si incontrano su una tela apparentemente monocroma sulla quale i versi, prodotti da un algoritmo, sono intrecciati da una cucitrice automatica.

Tramandando la paternità dell’opera Zhilayev compie una traslazione tra creatore e realizzatore, un processo che già Alighiero Boetti aveva compiuto. Le sue famose Mappe infatti, oltre a riflettere sulla geopolitica si interrogano sulla paternità e sulla serialità dell’opera. Boetti sin dal 1971 commissiona la realizzazione dei suoi arazzi e il loro ricamo ad alcune donne afgane, sollevando così le reazioni critiche del pubblico ancora impreparato alla tangenza tra artista e artigiano.

Arseny Zhilyaev, Untitled, 2020, ricamo a macchina, testo algoritmico, acrilico su tela, 180 x 130 cm, credits C+N Canepari Milano, Genova.
Arseny Zhilyaev, dettaglio Untitled, 2020, ricamo a macchina, testo algoritmico, acrilico su tela, 180 x 130 cm, credits C+N Canepari Milano, Genova.

Sul tema della geopolitica riflette anche Elena Mazzi a distanza di cinquanta anni da Boetti, la sua è una presa di coscienza critica dovuta ai cambiamenti climatici che inevitabilmente hanno cambiato la geografia mondiale. Snow Dragon, che è anche il nome della nave rompighiaccio a bandiera cinese, costituisce la mappa di una nuova via della seta diretta verso l’Islanda, aperta a causa dello scioglimento dei ghiacciai artici. Elena Mazzi riflette sulla trasformazione geografica e sulle conseguenze, anche commerciali, di tali evoluzioni. Ricama, con fili di fibre naturali e plastica riciclata, il percorso della Snow Dragon evidenziando, o giustificando, come tale tragitto porti ad una riduzione della tratta di 15000 km rispetto al percorso tradizionale attraverso le Americhe.

Per la Mazzi l’opera è la manifestazione oggettuale del cambiamento configurato nell’immagine di una nuova geografia terrestre. Ed è ciò che intendono anche Christine e Margaret Wertheim
con il loro Crochet Coral Reef,  una barriera di corallo letteralmente realizzata all’uncinetto grazie ad importanti collaborazioni con il pubblico. Le sorelle Wertheim hanno scelto l’uncinetto come strumento di lavoro per soddisfare la necessità di creare un modello matematico che traducesse in forma materiale la logica della geometria non euclidea. Il riscaldamento globale e il problema dei rifiuti plastici sono evocati in una dimensione lenta e morbida nei tessuti intrecciati che formano coralli ed elementi sottomarini.

Elena Mazzi, Snow Dragon, 2019, Con Giovanni Bonotto per A Collection, Arazzo in plastica riciclata e fili naturali, 230×184 cm, edizione di tre esemplari, photo by Leonardo Morfini, courtesy the artist, galleria Ex Elettrofonica e A Collection.
Margaret and Christine Wertheim, Coral Forest, con the Institute For Figuring, filo, perline, at Lehigh University Arts Galleries, foto courtesy LUAG by Stephanie Veto.

Mentre per le sorelle Wertheim il lavoro di ricamo è frutto di un’interazione pubblica costante e di collaborazione sociale, quello di Franko B è tutto all’opposto. Franko B affida al ricamo la voce delle sue performance senza pubblico. Ordite utilizzando un filo rosso, le tele bianche della serie The Greatest Hits tratteggiano scene di guerra, di amore, di solitudine, di ribellione. Rosso come il suo sangue, il ricamo artigianale di Franko B percorre la tela evidenziando, con tratti decisi e fragili, le suggestioni e emozioni umane che danno vita a illustrazioni immersive, poetiche e dense di significati.  A partire da questi artisti è possibile comprendere come la pratica artistica del ricamo oggi sia a tutti gli effetti un codice di espressione che rifugge dagli stereotipi aprendosi alle tematiche sociali, politiche e culturali.

Franko B, Hanging, The Greatest Hits series, 2015, tela di cotone, filo di cotone, 160 x 140, photo by Hugo Glendinning, courtesy L’artista.
Franko B, The Greatest Hits series, 2015, tela di cotone, filo di cotone, 160 x 140 cm, photo by Hugo Glendinning, courtesy L’artista.

Mattia Azeglio

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